Tra le affezioni psichiatriche e psicologiche della nostra epoca, i disturbi del comportamento alimentare hanno assunto nell’ultimo decennio un rilievo clinico e sociale di dimensioni preoccupanti. Secondo attuali osservazioni epidemiologiche, infatti, nel mondo occidentale i disordini del comportamento alimentare sarebbero in considerevole e costante aumento. In Italia circa l’1% della popolazione soffre di anoressia nervosa, tra l’1% e il 5% di bulimia nervosa e tra l’8 e il 5% presenta condizioni in cui si evidenziano disturbi alimentari importanti o comportamenti indicatori di rischio. Con la prepotenza tipica dei fenomeni che sono destinati a contrassegnare un’epoca, i disturbi dell’alimentazione si sono imposti all’osservazione clinica attirando su di sé anche l’attenzione dei mass-media.
ll fenomeno è divenuto rilevante agli occhi di esperti e di profani. Si parla di disturbo del comportamento alimentare quando sono presenti comportamenti scorretti verso il cibo, le cause sono molteplici e non vi è in genere eziologia organica tranne in rari casi di alterato metabolismo (http://www.opsonline.it).

In Italia l’Anoressia e  la bulimia  sono la prima causa di morte per malattia tra le giovani tra i 12 e i 25 anni. Secondo la Societa’ italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca) sono colpite dalla malattia circa 150-200mila donne.

”I disturbi del comportamento alimentare sono patologie in continuo aumento, gravi e invalidanti con elevato indice di mortalità… rappresentare ormai un vero allarme socio sanitario”

Roberto Ostuzzi, presidente della Sisdca  Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare

Attualmente, la prevalenza di queste due patologie nella popolazione generale e’ dello 0,2%-0,3%:ovvero in Italia, su circa 60 milioni di abitanti, si possono calcolare 150-200 mila ragazze malate. A queste vanno aggiunti casi atipici e i casi di non altrimenti classificati (Ednos), per cui i numeri si possono triplicare.

Il rischio di cronicizzazione e’ forte, con l’insorgenza di  complicanze mediche e psichiatriche: la mortalita’ per suicidio  o per complicanze mediche e psichiatriche conseguenti la malnutrizione e’ del 10% a dieci anni dall’esordio e del 20% a venti anni,costituisce la prima causa di morte per malattia nella fascia di età compresa tra i 12 e i 25 anni, in pazienti di sesso femminile, ovvero 0,56% all’anno (http://www.romanotizie.it).

Per quanto riguarda le cure per i malati di anoressia e bulimia in Italia “oggi ci sono pazienti di serie A e B, e queste ultime vivono al Sud”. Lo sostiene il sottosegretario al Welfare Francesca Martini che aggiunge: “le malate di serie B vivono al Sud perche’ –spiega Martini – per la lungimiranza degli amministratori settentrionali al Centro-Nord sono stati creati centri che al Sud mancano”. E la Martini sottolinea che “occorre aprire un confronto con la Conferenza Stato-Regioni, per esaminare la questione. E mappare la localizzazione dei centri. L’ideale sarebbe anche mappare le pazienti a rischio in ciascuna regione, per poter ipotizzare un collegamento con le strutture piu’ vicine, in caso di emergenza” (http://www.regioni.it).

Alcuni Dati

  • Anoressia e bulimia in aumento tra i giovani
  • Anoressia/bulimia: 50.000
  • Obesità: 5.900.000

Tabella: Distribuzione dei disturbi dell’alimentazione

Tabella DCA

Distribuzione

I disturbi dell’alimentazione sono diventati più frequenti nelle ultime decadi. Il fatto che molti pazienti non siano ancora in trattamento rende incerta la conoscenza della distribuzione reale dell’Anoressia Nervosa (AN) e della Bulimia Nervosa (BN) nella collettività. In Italia non sono stati eseguiti studi di incidenza, ma abbiamo a disposizione alcuni studi di prevalenza effettuati sia sulla popolazione studentesca[1] che su quella generale[2], che hanno evidenziato una prevalenza dello 0,2% e dello 0,3% rispettivamente.

Poco si sa sulla reale distribuzione dei disturbi alimentari atipici. Ciò è dovuto in parte al fatto che gli studi effettuati hanno esaminato la prevalenza dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa, ed in parte al fatto che non abbiamo ancora a disposizione una semplice definizione dei disturbi dell’alimentazione atipici.

La guarigione completa è raggiunta dal 50% dei pazienti, e nell’80% dei casi si ottiene un miglioramento significativo dei loro sintomi.

Oltre alla psicoterapia numerose ricerche hanno evidenziato che una classe di psicofarmaci, gli antidepressivi, è in grado di determinare l’interruzione delle abbuffate e dei comportamenti di compenso nel 20% dei pazienti trattati. Purtroppo, l’efficacia degli antidepressivi non sembra durare nel tempo e la maggior parte dei pazienti ricade dopo 4-5 mesi di trattamento.

Al fine di ottenere una percentuale maggiore di successo utilizzeremo un approccio a moduli per affrontare alcune problematiche psicologiche collegate al disturbo presenti in un sottogruppo di pazienti. Attualmente è in corso uno studio per validare tale approccio i cui promotori sono il Dott. Riccardo Dalle Grave Responsabile di Villa Garda, e il Prof. Christopher Fairburn, Professore di Psichiatria, Department of Psychiatry, Oxford University e Warneford Hospital Oxford.

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